Tradizioni religiose

L'antica arte dei madonnari

madonnari

I madonnari sono artisti di strada così chiamati per via delle immagini sacre, principalmente madonne, che sono soliti disegnare per strada.
Questi artisti si spostano da un paese all’altro in occasione delle numerose feste patronali o sagre del Salento ed eseguono i loro disegni con gessetti colorati sul manto stradale; a lavoro concluso attendono che i passanti lascino loro un’offerta, in genere qualche moneta.
Si tratta di opere destinate a svanire dopo pochi giorni dalla realizzazione, testimonianza di una tradizione che resiste nel tempo e che non smette di affascinare.

Tavole di San Giuseppe

L’usanza di allestire grandi tavolate in onore di San Giuseppe è una tradizione che si ripete ogni anno, il 19 marzo, in alcuni comuni del Salento. Quando una famiglia devota, per grazia ricevuta o richiesta, decide di fare la “tavola” segue delle regole precise e prepara delle pietanze tipiche che hanno un significato simbolico e rituale: la pasta con i ceci, i vermicelli, i bucatini al miele con mollica di pane fritta, i cavoli lessi, lampascioni, pesce fritto, finocchio, pittule, pane e arance. Tutto è curato nei minimi dettagli, dalla tovaglia ai fiori, ai posti a sedere che da tre, quelli riservati alla sacra Famiglia con San Giuseppe, Maria e Gesù, possono arrivare ad un massimo di tredici, sempre in numero dispari, i quali sono occupati da santi impersonati, oggi, da amici e parenti della famiglia mentre in origine erano scelti tra i poveri del paese. La benedizione delle tavole avviene durante la processione nel giorno della vigilia, mentre la consumazione del pranzo avviene il 19 a mezzogiorno.

Nella Betlemme Salentina

Tricase, da più di trent’anni, mette in scena il suo presepe vivente, uno tra i più famosi del Salento. Immerso nella campagna, il presepe è rappresentato sulla collina di Monte Orco con centinaia di figuranti distribuiti lungo un percorso di quasi due km che riproduce una piccola Betlemme nel cuore del Salento. Tra scene bibliche e ambientazioni che richiamano il contesto della civiltà contadina salentina trovano posto le piccole botteghe con i mestieri di una volta, la sontuosa reggia di Erode , la casa dei Romani e la Sinagoga. Sembra davvero di essere a Betlemme come recita il cartello posto all’inizio della cittadella. Un gioco di luci grandioso che merita solo di essere visto.

La caremma

la caremma

Nella tradizione popolare salentina la Caremma o Quaremma è un fantoccio esposto sulle terrazze delle case che simboleggia l’inizio del periodo quaresimale con l’aspetto di un’anziana donna vestita di nero in segno di lutto per la morte del Carnevale. È rappresentata con in una mano il filo di lana e il fuso, simbolo del trascorrere del tempo, e nell’altra un’arancia che con il suo sapore acre rimanda alle sofferenze. Sulla superficie del frutto sono conficcate sette penne, una per ogni settimana di astinenza e sacrificio che precedono il giorno di Pasqua. Ogni settimana ne viene tolta una.
Alla fine del periodo – a mezzogiorno in punto di Pasqua – la caremma viene rimossa dal terrazzo, appesa ad un filo su un palo e bruciata come rito di purificazione; il momento è annunciato dal suono delle campane che indicano la Resurrezione.