Area Adriatica

Le città dell'area Adriatica

Paesaggi e aree naturali

La Grotta Zinzulusa si apre con uno scenografico ingresso a picco sul mare in un tratto di costa tra Castro e Santa Cesarea Terme. Le numerose stalattiti formatesi sulla volta del maestoso ingresso sono all’origine del nome: secondo la fantasia popolare, infatti, tali concrezioni sono simili a stracci appesi che nel dialetto salentino sono detti zinzuli. Anche le formazioni carsiche (stalattiti, stalagmiti e colonne) presenti all’interno di Grotta Zinzulusa hanno assunto nomi di fantasia così dopo le ‘sentinelle’, due imponenti stalagmiti posizionate all’ingresso del percorso, si distingue il ‘pulpito’, la ‘cascata’, il ‘presepe’, etc.
Il percorso è lungo complessivamente m 150 e si articola in tre parti geomorfologicamente distinte: la prima, che si estende dall’ingresso alla ‘Cripta’, è un settore interessato da numerosi fenomeni di crollo della volta e dalla presenza di un piccolo specchio d’acqua detto ‘la Conca’; la seconda parte si estende fino al grande ambiente denominato ‘Duomo’, alto circa m 25, caratterizzato da notevoli fenomeni di erosione delle acque interne. La parte terminale della grotta, occupata dal Cocito, è un’area biologicamente protetta e vi si può accedere solo per motivi di studio e ricerca.
Le prime notizie storiche su Grotta Zinzulusa risalgono al 1793 quando Mons. Del Duca, vescovo di Castro, fornisce una dettagliata descrizione della grotta al re Ferdinando IV di Borbone. Dal 1922 al 1958 la grotta è stata oggetto di numerose esplorazioni e pubblicazioni scientifiche riguardanti oltre agli aspetti geologici e biologici, anche quelli legati alla frequentazione umana del sito in età preistorica e storica. Notevolissimo interesse dal punto di vista scientifico hanno le specie faunistiche che popolano la grotta, alcune di origine antichissima ed endemiche di Zinzulusa. In anni più recenti le esplorazioni sono riprese permettendo ai ricercatori di scoprire un nuovo percorso completamente sommerso, lungo circa m 110, e di individuare nuove specie di fauna acquatica sotterranea.

Grotta Zinzulusa

Comune: Castro
Indirizzo: Litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca, s.p. 358,
Informazioni: tel. 0836 943812; www.grottazinzulusa.it
Categoria: Paesaggio e natura

Il Parco delle Querce è un bosco di lecci, rara testimonianza di lembi boschivi lungo la fascia costiera orientale del Salento, nei pressi del centro abitato di Castro Marina. Il bosco si estende su una superficie di 4,5 ettari e costituisce l’habitat ideale per numerose specie di avifauna tra le quali l’upupa, il fringuello, la civetta, l’usignolo, la tortora e il pettirosso.

Parco delle Querce

Comune: Castro
Indirizzo: Strada Provinciale Castro – Marittima
Informazioni: www.castroturismo.it/Castro/parco-delle-querce/
Ufficio Turistico del Comune di Castro, tel.: +39 0836 977005. L’area è attrezzata per picnic e ci sono giochi per i più piccoli.
Orari di apertura: inverno: 8.00 – 21.00 estate: 7.00 – 24.00.
Categoria: Parco naturale

Gli Alimini sono situati 8 km a nord di Otranto sulla strada litoranea che da Otranto porta a San Cataldo. Il nome, dal greco limne, indica uno stagno o un lago.
I laghi Alimini sono due: il più settentrionale e più vasto è chiamato Alimini Grande; le sue acque sono salate perché comunicano con l’Adriatico attraverso un canale denominato Lu Strittu; la sua profondità massima è di quattro metri. Il bacino viene sfruttato per l’allevamento ittico. Alimini Grande è collegato ad Alimini Piccolo o Fontanelle così chiamato perché alimentato da sorgenti di acqua dolce. La profondità massima di questo lago non supera il metro e mezzo.
Lungo le coste dei due laghi crescono canne, ginepri, lentischi, cardi e orchidee; numerose specie di volatili in rotta migratoria hanno nell’area dei laghi una fondamentale stazione di passaggio e di sosta.
L’ecosistema riguardante i laghi Alimini è oggetto di studio dell’Università del Salento – Facoltà di Scienze biologiche ed ambientali – che ha realizzato l’Ecomuseo dei laghi Alimini.

Laghi Alimini

Comune: Otranto
Indirizzo: Litoranea Adriatica San Cataldo – Otranto, s.p. 366, (40°11′20.4″N 18°26′45.6″E)
Informazioni: www.ecomuseoalimini.unisalento.it
Categoria: Paesaggio e natura

Due chilometri a sud di Otranto, in direzione di località Orte, si localizza lo scenario unico del lago di bauxite. L’estrazione della bauxite nella cava di Otranto, un minerale impiegato per la produzione di alluminio, ha avuto inizio nel 1940 ed è continuata fino al 1976, quando si è deciso di interrompere l’attività perché ritenuta poco vantaggiosa in termini economici.

In seguito alla dismissione della cava lo scavo si è riempito di acqua di una falda sotterranea che ha dato origine ad un laghetto il cui colore, azzurro, contrasta con il verde della vegetazione palustre e con il rosso intenso delle pareti rocciose circostanti.
La miniera a cielo aperto non è stata sottoposta ad alcun processo di recupero ambientale ed oggi è in stato di abbandono; nonostante questo la natura si è riappropriata dello spazio creando un luogo magico e suggestivo.

Lago di bauxite

Comune: Otranto
Indirizzo: Litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca, s.p. 366, (40°07′55″N 18°30′02″E)
Categoria: Paesaggio e natura

Il Parco Regionale Costa Otranto Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase è stato istituito nel 2006 con l’obiettivo di tutelare un patrimonio naturalistico straordinario che comprende Siti di Importanza Comunitaria come la costa tra Otranto e Leuca, il bosco di Tricase e il parco delle Querce di Castro.
Il parco si estende su una superficie di 3227 ettari con 57 km di costa nei quali ricadono alcune tra le località turistiche più rinomate del Salento, il Faro della Palascìa nel punto più orientale d’Italia, una stazione termale, numerose masserie fortificate e torri costiere, muretti a secco e pajare, splendide ville e le grotte dei Cervi, Romanelli, Zinzulusa.
Un’area con un ricchissimo patrimonio culturale, storico e architettonico in un paesaggio che regala scenari unici e che si attraversa percorrendo una strada litoranea che segue il profilo della costa sviluppandosi con un andamento a tratti tortuoso su alte pareti di roccia a picco sul mare.

Parco Naturale Regionale Costa Otranto S. M. di Leuca – Bosco di Tricase

Comuni: Alessano, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Diso, Gagliano del Capo, Ortelle, Otranto, Santa Cesarea Terme, Tiggiano e Tricase
Informazioni: www.parcootrantoleuca.it
Categoria: Parco naturale

La Quercia Vallonea di Tricase è un esemplare di eccezionali dimensioni di Quercus ithaburensis subsp. macrolepis: il tronco, infatti, ha una circonferenza di 4,25 m e la chioma occupa una superficie di circa 700 m². La specie presente nel Mediterraneo orientale, nei Balcani, in Grecia e in Asia Minore, ha un areale di diffusione anche in Puglia, nel Salento, dove sembra sia stata introdotta durante il periodo di dominazione bizantina per estrarre dalle sue ghiande grandi quantità di tannino, utilizzato nella concia delle pelli.
La Quercia Vallonea di Tricase si stima abbia oltre 900 anni ed è nota anche come Quercia dei Cento Cavalieri, per aver offerto, secondo la leggenda, ombra a Federico II ed al suo esercito.
Nel 2000, in occasione della manifestazione ‘Festa dei Grandi Alberi’ promossa dal WWF per difendere il patrimonio naturale costituito da alberi secolari, la Quercia Vallonea di Tricase, vero e proprio monumento della natura, è stata scelta come albero-simbolo per la Regione Puglia.

Quercia Vallonea

Comune:Tricase
Indirizzo: via Marina Porto, S.P. 78
Categoria: Paesaggio e natura

In una area considerata in passato malsana per la presenza di una vasta palude che partiva a nord di Brindisi e si estendeva a sud sino ad Otranto è situata la Riserva Naturale dello Stato Le Cesine. Il nome deriva dal latino ed indica una zona incolta, abbandonata, selvaggia che alla fine dell’Ottocento fu bonificata per sconfiggere la malaria e ottenere terreni coltivabili e salubri.
Nel 1971 la Convenzione di Ramsar, in Iran, dichiarò Le Cesine ‘zona umida di valore internazionale’, per un’estensione di 650 ettari. Nel 1979 Le Cesine divennero Oasi WWF e nel 1980, per decreto ministeriale, furono dichiarate Riserva Naturale dello Stato.
Attualmente la riserva è un paesaggio costituito da dune costiere, dall’area palustre, da canali di bonifica, dalla pineta, dal lecceto, dalla macchia mediterranea e dalle zone coltivate.
La flora, nelle aree forestali, è costituita da pineta a pino d’Aleppo, pino domestico, pino marittimo, cipresso che essenzialmente svolgono una funzione di frangivento. Nell’area a nord si localizzano foreste di leccio, querce vallonee e la rara quercia spinosa. La macchia mediterranea è rappresentata da mirto, timo, lentisco, cisti, santoreggia pugliese, erica pugliese, etc. La flora palustre è costituita da canneto a cannuccia di palude.
La fauna è composta da numerose specie, di cui alcune molto rare: raganella, testuggine palustre, ramarro, tarantola, donnola, faina, volpe, tasso oltre a vari esemplari di farfalle, gabbiani, beccaccia di mare, uccelli acquatici che vi sostano durante la migrazione.

Riserva Naturale dello Stato Le Cesine

Comune: Vernole
Indirizzo: Masseria Cesine, litoranea adriatica San Cataldo – Otranto, s.p. 366, seguire le indicazioni per l’Oasi WWF  (gps: 40.350098, 18.336225)
Informazioni: www.riservalecesine.it
Categoria: Parco naturale

Punta della Palascìa o Capo d’Otranto, punto più orientale d’Italia, è sede del Faro della Palascìa. Esso sorge nel luogo in cui secondo le convenzioni nautiche si incontrano i due mari che bagnano il Salento, l’Adriatico e lo Ionio, nel Canale d’Otranto, che è anche il punto in cui la distanza tra l’Italia e l’Albania è di soli 72 km.
Il faro, la cui costruzione prese avvio nel 1863 in seguito alla demolizione di un casotto sorto nel XIX secolo sulle rovine della vecchia Torre di Palascia, è un edificio in due piani posizionato sulla scogliera a picco sul mare, in cui una scalinata interna di 84 gradini conduce alla lanterna posta a 40 metri di altezza. Dopo la sua chiusura nel 1979, e dopo quasi trenta anni di inattività il faro è stato riattivato tornando ad essere un fondamentale punto di riferimento per le imbarcazioni, riconosciuto dalla Comunità Europea come uno dei cinque fari più importanti del Mediterraneo.
Ogni anno ormai dal 31 dicembre 1999, quando si attendeva l’alba del nuovo millennio, è consuetudine ritrovarsi presso questo estremo lembo orientale di terra per vedere per primi in Italia, l’alba di ogni nuovo anno.

Faro della Palascìa

Comune: Otranto
Indirizzo: Litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca, s.p. 358, Latitudine: 40° 6,4` N – Longitudine: 18° 31,2` E

Arte e cultura

Il Parco dei Guerrieri si estende su una superficie di 20 ettari, dall’abitato di Vaste fino alle serre di Poggiardo. L’ingresso al parco è costituito da una struttura in due piani che ospita pannelli esplicativi e una fedele ricostruzione della facciata dell’Ipogeo delle Cariatidi, una monumentale tomba a camera scoperta alla fine dell’Ottocento in prossimità del centro di Vaste. Accedendo al terrazzo, inoltre, si può osservare tutta l’area circostante.
L’area archeologica comprende una porzione della città messapica che a partire dalla fine del IV secolo a.C. fu difesa da un imponente circuito murario costituito da due cortine di blocchi collegate tra loro da un riempimento di pietre e terra; lungo il suo percorso sono state posizionate le sagome dei guerrieri messapici realizzati in ferro con forme e iconografie che si ispirano alle figure rappresentate sui vasi di età ellenistica. Cinque porte permettevano di accedere alla città; tra queste la porta Est mostra i resti di una torre di guardia.
All’interno del parco archeologico, nell’area denominata Fondo Melliche, si osservano i resti di un luogo di culto di età arcaica delimitato da un basso muretto e caratterizzato dalla presenza di cippi votivi ora conservati nel museo di Vaste, tombe relative ad una necropoli databile tra il 470 a.C. ed il III secolo a.C ed un altro luogo di culto costituito da due piccoli ambienti databile al IV secolo a.C.
Il parco comprende anche evidenze relative ad altri periodi storici; di notevole interesse è il complesso messo in luce nell’area di fondo Giuliano in cui si sono scavate, e in parte restaurate, le strutture, sovrapposte tra loro, relative a quattro chiese successive, che abbracciano l’arco cronologico dal V al X secolo d.C. La struttura della prima chiesa (databile al V secolo d.C.), con la pianta a croce latina, è stata interpretata come martyrium, cioè una chiesa dedicata al culto di un martire; la seconda struttura ecclesiale è della seconda metà del VI secolo d.C.; presenta una pianta a tre navate separate da due file di pilastri quadrangolari, con abside a est e portico all’ingresso (nartece). Il terzo edificio (VIII-IX sec.) è stato eretto sui resti del precedente riutilizzandone l’abside e riducendo lo spazio alla sola navata centrale. L’ultima fase datata al X sec. è documentata da pochi resti di strutture murarie che sembrano definire una pianta ancora a navata unica, chiusa dalla stessa abside, ma di dimensioni notevolmente ridotte.
Tutta l’area attorno alla chiesa è stata utilizzata nel corso del V sec. d.C. come necropoli ed è disseminata di tombe in parte scavate nel banco roccioso.

Parco dei Guerrieri

Comune: Poggiardo, località Vaste
Indirizzo: Strada Provinciale 158 Maglie – Castro
Tel: 800 551155
Categoria: Archeologia
Tipologia: Sito archeologico
Periodo: messapico

La chiesa rupestre dei Santi Stefani, situata nel territorio di Vaste, che prende il nome dalla triplice raffigurazione sulle pareti di S. Stefano, risale alla fine del X sec. ed è interamente scavata nel banco roccioso tufaceo. La facciata principale presenta tre ingressi ad arco inquadrati da lesene mentre un quarto ingresso è collocato sul lato destro. L’interno della cripta è a pianta basilicale con pilastri quadrangolari che ripartiscono l’aula in tre navate termiananti in absidi. La struttura è orientata in senso est-ovest con le absidi rivolte a est.
Secondo quanto previsto dal rito greco lo spazio interno doveva essere ulteriormente diviso, attraverso una transenna in muratura, in naos ebema: il primo era lo spazio dedicato ai fedeli, il secondo invece all’officiante.
Di grande interesse è il ciclo di affreschi che decora l’interno della chiesa in cui si riconoscono diverse fasi. Al primo strato, datato alla fine del X secolo si collegano le immagini degli Apostoli, fra questi, i meglio conservati, Filippo e Andrea, mostrano una impostazione arcaica e monumentale. La seconda fase, di notevole pregio artistico, si individua nell’affresco di Cristo benedicente che recava una iscrizione, ormai illeggibile, che ne indicava la datazione al 1032; sempre all’XI secolo si riferisce l’affresco dell’abside sinistra dove è raffigurato il trittico dei Santi Nicola fra Basilio e Giovanni Crisostomo. L’ultima fase, che copre quelle precedenti, è datata al 1376 ed è una riproposizione di modelli bizantini.

Chiesa rupestre di Santi Stefani

Comune: Poggiardo, frazione Vaste
Indirizzo: strada rurale per la serra di Poggiardo
Tel: 800 551155
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale

Le prime notizie relative al Castello di Castro risalgono al XIII secolo, epoca in cui un documento della cancelleria angioina lo definisce ‘fortezza di rilevanza strategica per la difesa del regno’.
Il castello fu edificato sui resti di un edificio precedente probabilmente di età bizantina o normanna; nel corso del XVI secolo i ripetuti attacchi dei Turchi lo sottoposero a continue ricostruzioni e ristrutturazioni da parte della famiglia dei Gattinara, signori del feudo in quegli anni. Nel 1575 dopo la devastante incursione turca del 1573, fu l’architetto senese Tiburzio Spannocchi ad occuparsi della ristrutturazione del castello e della cinta urbana. Nel XVIII secolo l’edificio andò in rovina tanto da essere descritto nel 1780 da Mons. Del Duca, vescovo della città, come ‘cadente e semidiruto’ e fu lo stesso prelato ad indirizzare al re Ferdinando IV un appello affinché si provvedesse al restauro della fortezza; risalgono a quell’epoca gli ultimi interventi sul Castello.
L’edificio, situato nel punto in cui si apriva Porta Terra, è di pianta quadrangolare con ai lati quattro robusti torrioni. Sul lato meridionale è collocato l’ingresso, costituito da un piccolo portone sovrastato da caditoie; alcuni scavi realizzati in passato hanno permesso di accertare la presenza di un fossato a ridosso del varco. Il complesso si articola intorno ad un cortile sul quale si affacciano tutti gli ambienti: sul lato orientale, tra il grande bastione lanceolato e la Torre del Cavaliere, è collocata la sala detta ‘di Levante’; a Nord si aprono le sale ‘di Tramontana’ costituite una serie di ambienti rettangolari collegati tra loro, di varie dimensioni, voltati a botte; sul lato sinistro si affacciano un vano porticato e la ‘Sala di Ponente’.
Attualmente è sede del Museo Civico “Prof. Antonio Lazzari” con la mostra archeologica permanente Castrum Minervae: tra Greci e Messapi.

Castello di Castro

Comune: Castro
Indirizzo: Piazza Armando Perotti
Categoria: Architettura militare
Tipologia: Castello
Periodo: Medievale

La costruzione della Cattedrale di Castro risale al 1171. La chiesa fu quasi completamente distrutta dai Turchi nel 1573 e ricostruita conservando solo all’esterno elementi architettonici medievali. Sul lato nord incorpora una chiesa bizantina di IX-X secolo; su quello sud è affiancata dal Palazzo Vescovile, riedificato tra il XV e il XVI secolo e con continui interventi successivi; è stato la residenza dei vescovi di Castro fino alla soppressione della Diocesi nel 1818.
La cattedrale ha una pianta a croce latina, ad unica navata con cinque colonne per ciascun lato addossate alle pareti, lungo le quali si susseguono altari ospitanti pregevoli tele di XVII-XVIII secolo; la zona presbiteriale con il ricco altare barocco è sopraelevata e presenta un tetto di legno a capriate. La chiesa accoglie inoltre il seicentesco pulpito ligneo, l’organo a canne del XVII secolo, l’urna lignea contenente le reliquie di santa Dorotea, compatrona di Castro, e alcune statue in cartapesta, fra cui quella della Madonna Annunziata protettrice della città.

Cattedrale dell’Annunziata

Comune: Castro
Indirizzo: Piazza Vittoria
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale

La chiesa bizantina di Castro, scoperta nel 1896 e venuta alla luce nel 1951 in seguito ai lavori di restauro della Cattedrale normanna di XII secolo che l’ha inglobata, ha un posto significativo nel quadro della produzione artistica altomedievale della Puglia. Ciò che rimane della chiesetta, ad un piano inferiore rispetto a quello della piazza della città su cui si affaccia, è solo una parte dell’edificio originale, databile, in base a confronti con strutture simili, al IXX secolo. La chiesa presenta una pianta a croce greca inscritta in un rettangolo di m 9 di lunghezza e m 7 di larghezza, con cupola centrale impostata su pennacchi, abside aggettante ad est, secondo l’orientamento canonico, e volte a botte nei vani angolari; delle otto massicce colonne che, sorreggevano la cupola, ne restano solo quattro a coppie di due. All’interno la chiesetta doveva essere decorata da un ciclo di affreschi che in principio ricopriva l’intera superficie muraria, incluse le colonne; attualmente se ne conservano solo poche tracce.

Chiesa bizantina

Comune: Castro
Indirizzo: Piazza Vittoria
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale

Grotta Romanelli, situata a 2 km da Castro, è uno dei giacimenti preistorici più importanti d’Italia per l’abbondanza di strumenti litici, resti di animali e per le raffigurazioni incise sulle pareti. La grotta che oggi si apre su una falesia a picco sul mare, durante il Paleolitico era lontana dalla linea di costa diverse centinaia di metri. Lunga 35 metri e larga 16, fu abitata da gruppi umani dediti alla caccia dei grandi pachidermi sin dal Paleolitico (da 70.000 a 40.000 anni fa); dopo un lungo periodo di abbandono, la grotta tornò ad essere abitata nel Neolitico (10.000 anni fa).
La scoperta della grotta da parte di Paolo Emilio Stasi risale agli inizi del Novecento; gli scavi sistematici del naturalista Gian Alberto Blanc, nel 1914, misero in luce la sua stratigrafia completa.
I materiali faunistici e i manufatti litici di Grotta Romanelli costituiscono il nucleo fondamentale delle esposizioni del Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio De Lorentiis” di Maglie.

Grotta Romanelli

Comune: Castro
Indirizzo: Litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca, s.p. 358
Categoria: Archeologia
Tipologia: Sito Archeologico
Periodo: Preistorico
Informazioni: non accessibile

Grotta dei Cervi è una grotta naturale situata lungo la costa orientale del Salento in località Porto Badisco. La scoperta della grotta da parte di cinque membri del Gruppo Speleologico Salentino “Pasquale de Lorentiis” di Maglie risale al febbraio del 1970. Inizialmente denominata ‘antro di Enea’ per via della leggenda secondo la quale Enea sbarcò in Italia proprio a Porto Badisco, assunse il nome attuale in seguito alla scoperta dei pittogrammi che rappresentano scene di caccia ai cervi.
La grotta custodisce al suo interno uno dei complessi pittorici del Neolitico (4.000 a.C.) più importanti d’Europa. Si articola in quattro gallerie principali, tre della quali presentano decorazione pittorica realizzata in guano di pipistrello e ocra rossa. Dopo il corridoio d’accesso e la prima galleria la grotta si biforca con altre due gallerie (corridoio Est ed Ovest) che procedono con andamento parallelo. Nel corridoio occidentale le figure sono in rosso ocra, mentre nelle altre il colore impiegato è nero brunastro, con qualche rara macchia rossa. I soggetti trattati sono principalmente cacciatori e animali (cani, cavalli, cervi), oggetti, simboli magici e astratti, etc. Una delle rappresentazioni più suggestive consiste in moltissime impronte di mani di bambini nella la cosiddetta ‘stanza delle manine’.

Grotta dei Cervi

Comune: Otranto
Indirizzo: Litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca, s.p. 358, località Porto Badisco
Categoria: Archeologia
Tipologia: Sito Archeologico
Periodo: Preistorico
Informazioni: non accessibile

L’abitato antico coincide in parte con quello moderno di Muro Leccese. La frequentazione più antica del sito (il cui toponimo messapico è ancora ignoto) risale all’VIII secolo a.C.; a questa fase si datano infatti alcune capanne e sepolture infantili caratterizzate dal rito della deposizione all’interno di vasi. Per il VI-V secolo a.C. non sono state individuate strutture che permettano di definire la forma dell’abitato anche se la presenza di materiali databili a questa fase dimostra che la vita nell’insediamento non conosce interruzioni. Nel corso del IV secolo a.C. l’abitato di Muro assume una forma urbana, caratterizzata dalla presenza di una grande cerchia muraria; all’interno di questa sono compresi aree occupate dalle abitazioni insieme a spazi inedificati; le aree funerarie sono costituite da necropoli esterne alle mura e da gruppi di tombe interne alla città.
Le mura delimitano un’area di circa 100 ettari e indicano che, almeno in questa fase, Muro è uno dei centri più grandi della Messapia. Verso la metà del III secolo a.C., probabilmente in seguito alla conquista romana del Salento, la città conosce una rapida decadenza; le case risultano infatti abbandonate in questo periodo, anche se l’area è ancora frequentata nel I secolo a.C., epoca a cui risale l‘ultima fase di uso di una strada relativa all’abitato messapico.
In località Sitrie, posta a Nord della città, sono particolarmente evidenti i resti delle mura messapiche (da cui il centro moderno prende probabilmente il nome). Spesse all’incirca 3 metri e conservate per un’altezza di 2-3 metri, sono a struttura piena, realizzate con grandi blocchi squadrati, posti di testa e di taglio a filari alterni. Un’indagine ha messo in luce anche una porta, ubicata sul lato Nord delle mura.
In località Cunella, ubicata nella zona Nord Est, è stato individuato un ampio settore urbano. Sono stati individuati diversi edifici, composti da ambienti a pianta per lo più rettangolare aperti su un grande cortile, che si allineano con regolarità lungo una strada dal tracciato rettilineo. Questo asse viario, che continua ad essere utilizzato anche quando le case sono già state abbandonate, era uno dei principali della città e corrispondeva al tratto urbano di una via a lungo percorrenza che univa Muro ai centri del versante adriatico del Salento.

Area Archeologica Muro Leccese

Comune: Muro Leccese
Indirizzo: Area archeologica di località Sitrie (mura); area archeologica di località Cunella (quartiere abitativo)
Categoria: Archeologia
Tipologia: Sito Archeologico
Periodo: Messapico

La Chiesa di Santa Marina, edificata nel IX secolo, è una delle espressioni artistiche più importanti e interessanti dell’architettura bizantina nel Salento. L’edificio, realizzato con i blocchi squadrati che costituivano la cinta muraria del centro messapico di Muro, è di piccole dimensioni: misura infatti m 15,40 di lunghezza per m 5,50 di larghezza. La facciata principale è coronata da un campanile a vela e in essa si apre il portale d’ingresso inquadrato da un arco. L’interno è a navata unica con abside semicircolare preceduta dal nartece o vestibolo; lungo i muri perimetrali sud e nord si individuano due ingressi ad arco murati in un momento successivo rispetto alla prima fase costruttiva (X secolo). L’interno della chiesa è diviso in tre piccole campate da archi impostati su pilastri addossati alle pareti. Recenti lavori di restauro hanno rimosso uno strato di intonaco a calce che nascondeva gli affreschi. Sono stati individuati diversi strati pittorici: nel primo e più antico strato (IX sec.), corrisponde alla fase iconoclasta, la decorazione non doveva essere figurativa; di questa fase resta una croce dipinta in rosso sul pilastro sinistro dell’arcata tamponata; al X secolo si data il secondo strato di affreschi che si osserva sulla controfacciata, sulle pareti laterali e su quella absidale. Nell’XI secolo la costruzione degli arconi oblitera la precedente decorazione pittorica; gli affreschi di questa fase sono visibili sulla superficie dei sottarchi dove si riconoscono santi eremiti e figure di santi martiri, nel vestibolo dove è rappresentato un santo militare a cavallo e il Battista.
Particolarmente degne di nota sono le scene relative alla vita di San Nicola vescovo di Myra, il cui culto nel X secolo era molto diffuso in Italia meridionale. Questi affreschi costituiscono uno dei cicli pittorici nicolaiani più antichi in tutto l’arco del Mediterraneo: sembra infatti siano antecedenti il 1087. La presenza di tale ciclo pittorico conferma che questa chiesa, oggi conosciuta con il titolo di Santa Marina, era originariamente intitolata a San Nicola.
Strati affrescati nel tardo Cinquecento e nei due secoli successivi sono evidenti nelle zone del nartèce e in quella dell’abside.

Chiesa di Santa Marina

Comune: Muro Leccese
Indirizzo: via Arimondi
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale

La cattedrale di Otranto è stata edificata a partire dal 1080 per volontà dell’arcivescovo Guglielmo I su preesistenze di età messapica, romana e paleocristiana – come emerso durante l’ultimo restauro del mosaico pavimentale (dal 1986 al 1991) – e consacrata nel 1088 sotto il papato di Urbano II. Nel corso dei secoli numerosi rifacimenti hanno modificato profondamente l’originale fisionomia dell’edificio.
La facciata romanica ospita un rosone con 16 colonnine in pietra leccese decorate con eleganti motivi a traforo ed un ricco portale barocco voluto dall’arcivescovo Gabriele Adarzo di Santander nel 1674; ai lati della facciata si aprono due monofore. Un portale minore è presente sul lato sinistro della basilica.
La cattedrale è una delle chiese più grandi di Puglia con i suoi 53 metri di lunghezza e 25 di larghezza; l’interno di forma basilicale è diviso in tre navate da 14 colonne. Al XII secolo risale il famoso mosaico pavimentale, commissionato dall’arcivescovo Gionata ed eseguito dal presbitero Pantaleone dal 1163 al 1165; degli affreschi che nel XIII secolo decoravano la chiesa restano ben poche tracce. Nel 1693 fu l’Arcivescovo Francesco Maria de Aste a volere il prezioso controsoffitto ligneo che copre le capriate della navata centrale e del presbiterio, come ricordato nell’iscrizione sull’arcone che li separa; risalgono al 1711, invece, i lavori per la costruzione della monumentale Cappella dei Martiri che sostituì il cinquecentesco altare reliquiario realizzato dallo scultore leccese Gabriele Riccardi; quattro colonne e altre parti di questo altare si trovano oggi adagiate alla parete della navata laterale di destra in prossimità della scalinata che conduce alla sottostante cripta, recentemente restaurata.

Cattedrale dell’Annunziata

Comune: Otranto
Indirizzo: Piazza Basilica
Tel: +39 0836 805350
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:30;
nel periodo estivo (giugno-settembre) tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:30

Il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto fu realizzato tra il 1163 e il 1165 dal presbitero Pantaleone come documentano le iscrizioni leggibili in prossimità dell’ingresso e della metà della navata centrale. Questa straordinaria composizione, costituita da migliaia di tessere policrome di duro calcare locale, è una sintesi del sapere medievale di XII secolo che fonde motivi biblici e allegorie, immagini mitologiche e simboli zodiacali formando un percorso religioso e culturale per il quale sono state avanzate diverse interpretazioni. Le figure sono disegnate con profilo nero su fondo bianco e si dispongono ai lati di tre grandi alberi; quello centrale, l’albero della Conoscenza del bene e del male, ha alla base una coppia di elefanti e tra i rami figure umane, esseri mitologici, animali mostruosi e fantastici. Si riconoscono Alessandro Magno che sale verso il cielo sorretto da due grifoni alati, una grande torre di Babele con 14 lavoranti intenti alla sua costruzione, il Diluvio Universale, con Noè che riceve da Dio il comando di costruire l’arca, i segni zodiacali nei 12 tondi che racchiudono la rappresentazione dei lavori nei mesi corrispondenti alla costellazione, Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre, Re Artù, l’uccisione di Abele con la scena del fratricidio da parte di Caino.
Nel transetto lo spazio è occupato da 16 tondi con esseri reali e fantastici (sirena, leopardo alato, gazzella, centauro, cervo ferito, unicorno, ippopotamo), scene tratte dall’Antico Testamento come la visita della Regina di Saba a re Salomone e l’episodio del serpente che istiga Adamo ed Eva a compiere il peccato originale. Nell’abside sono ripercorse le storie del profeta Giona e di Sansone.
Nella navata di sinistra campeggia un altro albero, detto del Giudizio; anche qui il mosaico si divide in due parti: a sinistra, il paradiso rappresentato dalle figure di Abramo, Isacco e Giacobbe; a destra, le personificazioni di Inferno e Satana.
Nella navata di destra l’albero detto della Redenzione vede ai suoi lati felini, una sfinge e un’arpia, la lotta tra il leone e il grande serpente e avvicinandosi all’apice le figure di Samuele giudice e profeta, e dei giganti con al centro Atlante condannato a reggere il peso del cielo.

Cattedrale dell’Annunziata

Comune: Otranto
Indirizzo: Piazza Basilica
Tel: +39 0836 805350
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:30;
nel periodo estivo (giugno-settembre) tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:30

La chiesa di Santa Maria dei Martiri sorge, poco fuori Otranto, sul colle della Minerva, luogo tristemente noto per essere stato teatro della decapitazione degli Ottocento Martiri Idruntini il 14 agosto 1480. A circa metà della salita che conduce alla chiesa vi è una cappella nella quale si trovava il sasso sul quale furono decapitati gli ottocento otrantini, oggi collocato in Cattedrale; sulla sinistra vi è la colonna che ricorda la morte, per impalatura, del carnefice turco Berlabei, che fu ucciso per essersi convertito al Cristianesimo. In cima alla scalinata sorge il santuario, ricostruito nel 1614 in sostituzione di quello voluto da Alfonso d’Aragona in ricordo del tragico evento del 1480. Pochi giorni dopo l’occupazione della città, infatti, il comandante dell’armata turca, Gedik Acmet Pascià, ordinò che venissero condotti sul colle della Minerva tutti gli abitanti di sesso maschile con un’età superiore ai quindici anni. Ai prigionieri lì riuniti Acmet propose di rinnegare la fede cristiana per aver salva la vita ma tutti rifiutarono la conversione venendo decapitati. La tradizione narra che il primo ad essere giustiziato fu Antonio Primaldo il quale rimase miracolosamente in piedi, senza testa, sino alla fine delle esecuzioni.
Entrando nella chiesa, nota anche come chiesa di S. Francesco da Paola, dietro il ricco altare barocco è posizionata una tela che illustra la presa di Otranto; a sinistra, subito dopo l’ingresso, risalta invece un’epigrafe su lapide marmorea, voluta nel 1880 dall’archeologo Luigi De Simone in cui è la stessa città di Otranto a narrare quegli eventi:

CHIUNQUE TU SIA CHE VIENI
SU QUESTO COLLE DELLA MINERVA
ASCOLTA
SONO IO OTRANTO CHE TI PARLO

Nell’anno 1480 vivevo tranquilla
e dimenticata
quando sull’alba del 28 di luglio
mi vidi cinta da naviglio e da schiere ottomane
Mi intimarono la resa a buoni patti; li rifiutai
e non contati i nemici
sbarazzatami d’alcune centinaia di timidi presidiari
chiuse le porte e gettatene in mare le chiavi
giurai di resistere sino all’estremo fidente di poter salvare
il Regno e l’Italia dalla invasione col temporeggiare
Tre giorni fui bombardata ed ero armata di lance e di frecce
Nel 1° d’agosto cadevano diroccate le mie mura
eppure tenni da me lontano per altri 11 giorni il nemico
Il 12° non avendo chi più valesse a difendermi
su cadaveri di 12 mila figli miei
mantenuto il giuramento caddi
Caddi ma due giorni dopo
mi bastò il cuore di confortare su questo colle
al martirio per la fede di Gesù Cristo
altri 800 figli miei egri o feriti
superstiti alla guerra ed alla strage
Dopo 13 altri mesi Iddio mi liberò dalle mani dei nemici

Ed oggi 14 agosto 1880 richiamati alla mia memoria
quanti più ho potuto nomi dei martiri e dei difensori miei
li ho scolpiti sulle tavole marmoree
di questo tempio

Chiesa di Santa Maria dei Martiri

Comune: Otranto
Indirizzo: Strada Provinciale 87
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Barocco

La chiesa di San Pietro ad Otranto è uno dei massimi esempi di arte bizantina nel Salento.
L’edificio, che risale alla fine del IX – inizi del X secolo, presenta una pianta a croce greca iscritta in un quadrato; è diviso all’interno in tre navate da otto colonne, di cui quattro addossate alle pareti e quattro libere sulle quali poggia la cupola. Sul lato orientale sono situate tre absidi semicircolari. Le pareti e il soffitto della chiesa erano riccamente affrescati: su quelle più vicine ai fedeli troviamo raffigurazioni dei santi, scene del ciclo illustrato della Genesi e il ciclo cristologico con l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione di Gesù al tempio e il Battesimo. Allo strato più antico delle decorazioni appartengono le famose scene della Lavanda dei piedi e dell’Ultima cena, posizionate nella volta a botte della navata laterale sinistra e attribuite ipoteticamente a Teofilatto, autore nel X secolo di un gruppo di affreschi nella Cripta delle Sante Marina e Cristina a Carpignano Salentino. Nel catino absidale è presente l’immagine della Theotokos, la Vergine con Bambino tra gli angeli, e nell’arco che lo circonda un’iscrizione cufica con caratteri bianchi su fondo blu lapislazzuli. Nella cupola centrale era rappresentato, probabilmente, il Cristo Pantocratore.

Chiesa di San Pietro

Comune: Otranto
Indirizzo: centro storico, nei pressi del Bastione dei Pelasgi
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Medievale

Il castello di Otranto fu edificato dagli Aragonesi dopo la liberazione della città nel 1481 sui resti di più antiche difese e ampliato dagli spagnoli il secolo successivo, come ricorda lo stemma di Carlo V sul portale d’ingresso. Originariamente doveva presentarsi secondo il tipico schema planimetrico aragonese che prevedeva un impianto quadrangolare con agli spigoli torri circolari scarpate; era interamente isolato dal borgo da un profondo fossato e l’unico accesso era costituito da un ponte levatoio. Nella seconda metà del ‘500 l’architetto militare Tiburzio Spannocchi apportò considerevoli modifiche alla struttura sostituendo uno dei torrioni circolari con il grande bastione a forma di lancia denominato ‘punta di diamante’.
All’interno una scalinata, nel grande cortile, conduce al piano superiore.

Castello Aragonese

Comune: Otranto
Indirizzo: Piazza Castello
Categoria: Architettura militare
Tipologia: Castello
Periodo: Medievale
Info: chiuso per restauro

Alla cripta della cattedrale di Otranto si accede attraverso due scalinate poste lungo le navate laterali o, dall’esterno, tramite una porta sita lungo la fiancata laterale sinistra. La cripta risale all’XI secolo e si estende nell’area sottostante il presbiterio e le absidi; è costituita da una grande aula terminante in tre absidi semicircolari suddivisa in 48 campate coperte a crociera sostenute da 42 colonne marmoree e da 23 semicolonne in muratura. Parte delle colonne sono di spoglio mentre alcuni dei capitelli sono di chiara matrice bizantina. Sulle pareti della cripta vi sono affreschi cinquecenteschi e tracce di decorazione medievale.

Cripta della Cattedrale

Comune: Otranto
Indirizzo: Piazza Basilica
Tel: +39 0836 805350
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Cripta
Periodo: Medievale
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:30; nel periodo estivo (giugno-settembre) tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:30

L’Abbazia di San Nicola di Casole, situata quattro chilometri a sud di Otranto, fu fondata nel 1098 per volontà del normanno Boemondo I, principe di Antiochia e di Taranto, come dono ai monaci basiliani e alla numerosa comunità greca che qui si era stabilita. Fu uno dei più importanti monasteri italo-greci dell’Italia meridionale ed una delle biblioteche più ricche dell’Occidente, consistente soprattutto di manoscritti bilingue in greco e in latino ai quali potevano accedere studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero, oggi patrimonio delle maggiori biblioteche d’Europa. Lo Scriptorium di Casole fu il luogo in cui i monaci conservarono e trascrissero il sapere e fu la sede di formazione dei giovani del tempo, dove si studiavano le lingue, la teologia, la grammatica e la filosofia. Anche se mancano fonti certe, è probabile che qui visse e si formò il presbitero Pantaleone, autore del mosaico della cattedrale idruntina.
La fama dell’abbazia è legata, però, al più famoso dei suoi abati Nicola di Otranto, conosciuto come Nettario, igumeno che ha guidato il monastero tra il 1219 e il 1235, periodo nel quale nel cenobio basiliano di Otranto si formò un vero e proprio circolo intellettuale, luogo d’incontro della cultura greca e di quella latina.
Intorno alla metà del XV secolo il cardinale Bessarione temendo che la gran parte del patrimonio librario del monastero idruntino potesse andare dispersa o distrutta a causa del palesarsi della minaccia turca, trasferì a Roma i volumi più preziosi della collezione, che nel 1468 furono donati alla Biblioteca Marciana di Venezia.
La storia di Casole giunse al suo epilogo quando, nel 1480, i Turchi arrivarono a Otranto, la occuparono e ne devastarono il territorio circostante, distruggendo l’abbazia. Oggi i suoi ruderi emergono appena nella masseria nella quale è stata inglobata.

Abbazia di San Nicola di Casole

Comune: Otranto
Indirizzo: Litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca, s.p. 358
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Monastero
Periodo: Medievale
Info: situata in proprietà privata – non accessibile

L’ipogeo di Torre Pinta situato a poca distanza da Otranto, nella omonima masseria nella Valle delle Memorie, è una struttura a forma di croce latina costituita da un lungo dromos d’ingresso scavato nella roccia e da una torre di forma circolare coronata da merli triangolari su cui si aprono tre piccoli ambienti che costituiscono i bracci corti della croce. Nel corridoio di accesso corre un gradino con funzione di sedile mentre lungo tutte le pareti dell’ipogeo sono presenti centinaia di nicchie in ordini sovrapposti.
Dal momento della scoperta, nell’agosto del 1976, ad oggi, numerose sono state le ipotesi circa la funzione e la cronologia dell’ipogeo: da sepolcreto in età messapico-romana con deposizione di urne cinerarie nelle nicchie, a luogo liturgico in età cristiana, a torre colombaia nel XVII secolo nelle cui cellette venivano ospitati piccioni, allevati dai proprietari della vicina masseria.

Ipogeo di Torre Pinta

Comune: Otranto
Indirizzo: via delle Memorie
Categoria: Architettura civile
Tipologia: Sito archeologico
Periodo: torre colombaia di XVII secolo
Informazioni: situato in proprietà privata – accessibile su richiesta

In fondo alla navata laterale destra della Cattedrale di Otranto si apre la monumentale Cappella dei Martiri. La cappella, reliquiario, voluta nel 1482 dagli Aragonesi per ospitare i resti degli Ottocento Martiri Idruntini decapitati e lasciati insepolti sul Colle della Minerva, fu più volte modificata fino alla ricostruzione voluta dall’arcivescovo Francesco Maria de Aste nel 1711 che le ha dato la definitiva configurazione barocca e ottagonale. Sette grandi teche-ossario sovrastate da iscrizioni latine incise su pietra custodiscono l’impressionante testimonianza del martirio dei cittadini di Otranto compiuto in nome della fede in Cristo. Nell’altare, staccato dalla parete di fondo, è collocato uno dei sassi usati dai Turchi per la decapitazione dei Martiri.
Il 12 maggio del 2013 si è concluso il lungo processo di canonizzazione dei Martiri di Otranto che ha visto Papa Francesco nominare santi Antonio Primaldo e compagni; in precedenza fu Papa Clemente XIV, nel dicembre del 1771, a celebrare la cerimonia per la loro beatificazione.

Cappella dei Martiri di Otranto

Comune: Otranto
Indirizzo: Piazza Basilica
Tel: +39 0836 805350
Categoria: Architettura religiosa
Periodo: Barocco
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:30;
nel periodo estivo (giugno-settembre) tutti i giorni dalle 7:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:30

Nel centro storico di Otranto, in via Immacolata, esisteva la Cappella dell’Immacolata oggi in stato di rudere. La chiesetta fu edificata nelXVII secolo addossandola alle mura della città, dove era ubicata Porta a Mare. L’aspetto dell’edificio, noto attraverso fotografie anteriori al crollo, aveva in facciata una porta d’ingresso e un rosoncino; nella parete laterale destra c’era una porta attraverso la quale si entrava in sagrestia. All’interno della cappella c’erano degli altari in pietra; attualmente se ne conservano due collocati nelle absidi laterali.
Nel secondo dopoguerra la chiesa fu chiusa al culto a causa delle precarie condizioni statiche in cui versava. Un lento e progressivo degrado ne hanno provocato il crollo nel 1969.

Cappella dell’Immacolata

Comune: Otranto
Indirizzo: Via Immacolata
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Barocco

In occasione del quinto centenario dell’eccidio degli Ottocento Martiri Idruntini, il 5 ottobre del 1980 si celebrò in loro ricordo a Otranto una solenne funzione religiosa presieduta dall’allora Papa Giovanni Paolo II. L’evento ebbe luogo nel Parco dei Martiri, una località immediatamente a sud del porto di Otranto, l’unica capace di contenere una folla di trecentomila fedeli lì riuniti per ascoltare le parole del pontefice. Di quella giornata indimenticabile resta la grande Croce rossa alta 12 metri innalzata nel punto in cui fu allestito l’altare.

Parco dei Martiri

Comune: Otranto
Indirizzo: Strada Provinciale 369

La piazza della cittadina è dominata dal Castello Aragonese, struttura della quale restano solo due torrioni circolari e un tratto della cortina muraria che li collegava. L’edificio, in origine, era di pianta quadrata con agli angoli quattro torri, tre circolari e una quadrata; si accedeva da est, dove era posto l’ingresso munito di ponte levatoio per superare il fossato che lo circondava.
Dopo la presa di Otranto nel 1480, il castello di Palmariggi fu ampiamente modificato per far fronte a nuove esigenze difensive dettate dall’utilizzo preponderante delle armi da fuoco. Nel corso del Settecento parte della struttura fu interessata dalla costruzione del Palazzo Vernazza, sede del Municipio. Agli anni del secondo dopoguerra si datano il riempimento del fossato e la demolizione di un’altra parte dell’edificio ridotta allo stato di rudere.
Nei pressi del castello è ubicato il Museo della Conchiglia e del Corallo.

Castello di Palmariggi

Comune: Palmariggi
Indirizzo: Piazza Garibaldi
Categoria: Architettura militare
Tipologia: Castello
Periodo: Medievale

Nella piazza principale di Palmariggi, a poca distanza dal Castello Aragonese, fu edificata la Chiesa Matrice intitolata a San Luca Evangelista. La chiesa fu ricostruita ex novo tra il 1777 e il 1783 nell’area di un precedente edificio medievale. Esternamente presenta un prospetto distinto in due ordini separati da una trabeazione; quello inferiore, suddiviso da lesene, ospita un portale sormontato dalla statua della Vergine con Bambino fiancheggiato da due nicchie in cui sono presenti le statue della Madonna delle Grazie e di S. Antonio da Padova di probabile reimpiego dal momento che presentano basamenti diversi. L’ordine superiore, decorato da volute, vede un’ampia finestra in asse con la porta e nel fastigio lo stemma civico costituito dalla palma. L’interno, a navata unica, ospita una serie di ricchi altari barocchi in pietra leccese e il marmoreo altare maggiore dietro il quale trovano posto le tele raffiguranti gli Apostoli Pietro e Paolo.

Chiesa Matrice

Comune: Palmariggi
Indirizzo: Piazza Garibaldi
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Barocco

Il Santuario della Madonna di Montevergine, a circa due km da Palmariggi, fu edificato al di sopra di una cripta bizantina in cui è custodita un’icona raffigurante la Madonna col Bambino. La chiesa, dalla facciata molto semplice, all’interno si compone di un’unica aula con al centro un grande altare barocco e una scalinata che conduce alla cripta sottostante con l’affresco della Vergine.
La leggenda racconta che il ritrovamento dell’immagine nel 1595 si deve ad un pastorello che era solito condurre al pascolo il suo gregge su quello che in passato veniva detto Monte Giove. Un giorno, mentre era intento ad intagliare un ramoscello perse il coltello e si mise a cercarlo tra i rovi quando vide apparire una Signora che, porgendoglielo, lo invitava a ritornare a Palmariggi e a riferire a tutti l’accaduto. Udito il racconto il parroco e tutta la comunità accorsero sul luogo indicato e scavando tra i rovi fu rinvenuto l’ingresso della chiesa; lì venne eretta una cappella che dopo il crollo fu sostituita dalla chiesa del 1707.

Santuario di Montevergine

Comune: Palmariggi
Indirizzo: Strada Statale 16 Maglie – Otranto
Categoria: Architettura religiosa
Tipologia: Chiesa
Periodo: Barocco

DOLMEN E MENHIR
“Parco megalitico” di Giurdignano

La pietra caratterizza il paesaggio salentino non solo dal punto di vista naturalistico con le scogliere a strapiombo sul mare e le ampie aree di roccia affiorante, ma ancora di più caratterizza il paesaggio per l’uso che da sempre l’uomo ne ha fatto. Dalle architetture in pietre a secco, alle grandi chiese barocche, alle strutture di fortificazione, fino alle moderne abitazioni. Ma la pietra, o meglio le grandi pietre, furono utilizzate, fin dai tempi più antichi, come segnacoli, come strumenti di un messaggio che ancora oggi spesso rimane sconosciuto.
Passeggiando nelle campagne, avventurandosi nei centri urbani, non è raro imbattersi in grandi strutture in pietra, i cd “megaliti”, dolmen e menhir, che segnano, con la loro presenza, in maniera inconfondibile il territorio.
Il termine menhir proviene dal bretone e significa “pietra lunga”, infitta nel duro terreno salentino. Possono avere varie altezze e la loro funzione è ancora oggi in parte sconosciuta anche se appare interessante notare come generalmente siano collocati in punti particolari della viabilità, soprattutto incroci stradali, forse per indicare un punto di passaggio, di attraversamento, rivestendo quel valore sacro, magico, che dall’antichità è sempre stato dato a questi luoghi particolari, soprattutto in periodo il cui il sacro rivestiva ogni momento della vita quotidiana. Oggi inoltre l’opinione più diffusa, supportata dall’orientamento delle facce larghe del menhir, orientate costantemente verso Est e verso Ovest, identifica questi megaliti come simulacri del culto del sole oppure come monumenti legati al culto della fertilità della dea-madre Terra, diffuso nel Neolitico. Questo valore sacro fece si che inizialmente il cristianesimo cercò di distruggere tali importanti testimoni di una religiosità pagana, ma fini poi per farli propri: i menhir vengono “cristianizzati” incidendovi croci e altri simboli cristiani, e mantenendone l’uso tramite i c.d. “Osanna”, grandi colonne sormontate da croci o statue di santi, che è facile incontrare nei centri storici, in piazza, incroci e in prossimità di chiese.
La parola dolmen, sempre proveniente dal bretone, significa “tavola di pietra”. Si tratta di una grande lastra di pietra posta orizzontalmente sostenuta da altre grandi lastre verticali o da strutture composte da più pietre di medie dimensioni. Anche in questo caso le ipotesi sulla loro origine e funzione sono varie. Alcune di queste strutture furono sicuramente utilizzate come monumenti funerari, come dimostra il ritrovamento, al loro interno, di ossa e resti di corredi funebri, ma potevano anche avere funzione di altari sacrificali.
L’area di Giurdignano è stata definita “Parco megalitico” o “Giardino megalitico” in quanto sono presenti nel territorio comunale una trentina di strutture tra dolmen e menhir. Un percorso immerso nella campagna consente di attraversare l’area archeologica, all’interno della quale ci si imbatte inizialmente in una serie di menhir (menhir San Vincenzo, Vicinanze 1 e 2 etc.) tra cui il più famoso è sicuramente il menhir di San Paolo. Se nella maggior parte dei casi il processo di cristianizzazione di questi monumenti pagani avvenne tramite l’incisione di croci sulla superficie, nel caso del menhir di San Paolo fu scavata, nel banco roccioso sottostante, una piccola cavità utilizzata come cripta decorata da affreschi raffiguranti il Santo. Oltre ai numerosi menhir quello che caratterizza quest’area è soprattutto la presenza di numerosi dolmen: il “doppio” dolmen Grassi, il dolmen Stabile, Peschio, Orfine ed altri, oggi ormai distrutti, ma di cui si conserva antica memoria.

Musei

Inaugurato il 30 aprile del 2006, il Museo sorge nel Casotto ex Locamare del suggestivo Porto di Tricase. Ormeggiate in uno spazio dedicato si trovano tutta una serie di imbarcazioni tradizionali salvate dal fuoco e dalla distruzione per obsolescenza. Si possono ammirare storici gozzi, “varche” e “schifeddhi” che sono state restaurate con cura e restituite al mare e alla navigazione. Di particolare interesse storico è l’ammiraglia Portus Veneris. Il Museo ha inoltre una ricca collezione di oggetti ed attrezzature, testimonianze di cultura, arte, mestieri e tradizioni delle marinerie del Mar Mediterraneo. Numerosi sono i laboratori didattici appositamente programmati dall’annessa Scuola Municipale di Vela Latina e di Antica Marineria. Il museo inoltre è  parte integrante del Centro Culturale Permanente sulle Antiche Tradizioni Marinaresche sede di tutte le attività inerenti le iniziative culturali, i convegni, i seminari, i corsi, gli studi ed i laboratori.

Museo delle Imbarcazioni Tradizionali e dell’Arte Marinaresca

Comune: Tricase
Categoria: Altro
Indirizzo: Casotto ex Locamare, Tricase Porto
Contatti: Tel 333/8946139; E-mail: info@magnagreciamare.it
Apertura al pubblico: su prenotazione
Sito web: www.magnagreciamare.it 
Ingresso: gratuito

Il Museo Civico di Tricase ha sede nel Palazzo dei Principi Gallone. Anche se ancora in fase di allestimento, il Museo conserva  una ricca collezione di reperti ceramici databili tra il XIV e il XVII secolo. Di particolare pregio le ciotole invetriate e le saliere realizzate nel XIV secolo oltre alle scodelle e boccali decorati databili tra il XV e il XVI secolo. In una sezione vi sono inoltre vari oggetti d’uso quotidiano come pentole e tegami, piatti ed anfore modellate in ceramica tra Cinquecento e Seicento. Molti oggetti frutto dell’antica tradizione artigianale salentina, sono stati sapientemente recuperati e restaurati. Il Museo accoglie anche numerose mostre temporanee ed eventi di vario genere che vengono organizzati nel corso dell’anno.

Museo Civico

Comune: Tricase
Categoria: Archeologico/Artistico
Indirizzo: Piazza Pisanelli, Tricase
Contatti: Tel: 0833/544269 E-mail: biblioteca@comune.tricase.le.it
Apertura al pubblico: su prenotazione
Sito web: www.comune.tricase.le.it
Ingresso: gratuito

Il museo è stato fondato nel 1960 dal Gruppo Speleologico Salentino, ed è stato intitolato a Decio De Lorentiis che lo ha diretto dal 1970 al 1994, anno della sua scomparsa.
Ospitato al piano terra di una villa degli inizi del Novecento, insieme alla Biblioteca Comunale F. Piccinno, costituisce L’Alca, complesso culturale cittadino così chiamato dal nome di un pinguino boreale estinto circa 70 milioni di anni fa, ritrovato in una grotta del basso Salento. Il museo si estende su una superficie di 1500 metri quadri, attrezzata anche con un’aula didattica, una biblioteca specialistica, la sala lettura ed il laboratorio di restauro.
Il percorso espositivo è organizzato, secondo il nuovo allestimento, in sezioni che illustrano diversi aspetti del Salento preistorico attraverso reperti, pannelli didattico esplicativi, plastici, ricostruzioni grafiche e multimediali.
Il museo offre un quadro completo dei cambiamenti climatici e della fauna locale nel periodo compreso tra la fine dell’ultima glaciazione e l’avvento del clima attuale. In un territorio abitato da iene, rinoceronti, cinghiali, cavalli e dal piccolo Equus hydruntinus, si svolgeva la vita dell’uomo che dal Paleolitico all’età dei metalli ha prodotto ed utilizzato i manufatti esposti.

Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio De Lorentiis”

Comune: Maglie
Tel: +39 0836 485820
Indirizzo: via Vittorio Emanuele, n. 117 presso la Biblioteca Comunale
Email: museo@comune.maglie.le.it
Sito: www.maglie.cchnet.it
Info: ingresso a pagamento
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:30; chiuso il sabato mattina e domenica

Il Museo di Borgo Terra è ospitato nel castello o Palazzo del Principe, la residenza dei Protonobilissimo, signori del feudo di Muro.
L’edificio, dopo il restauro del 1999, è diventato la sede di una mostra permanente sulla storia del borgo medievale. Nelle sue sale sono esposti numerosi reperti archeologici che testimaniano la presenza di un abitato japigio con capanne sparse già dall’VIII sec. a.C.; al IV sec. a.C. risalgono le tracce dell’insediamento messapico di 107 ettari racchiuso da una cinta muraria a grandi blocchi squadrati. Dopo la conquista romana del Salento il sito è stato abbandonato per un lungo periodo, almeno fino al Medioevo; parallelamente nel territorio circostante si assiste alla nascita di villaggi organizzati in piccoli agglomerati di case, per poche decine di abitanti, con una chiesa e un cimitero. Intorno alla metà del XV si costituisce il borgo fortificato o la ‘Terra’ di Muro.
Un plastico riproduce l’intero centro abitato, all’interno della cinta muraria e del fossato, con strade che si incrociavano ortogonalmente, con i quartieri e le isole abitative, la piazzetta del mercato e la chiesa.
Nel museo si possono ammirare ceramiche invetriate e graffite prodotte da vasai salentini nella seconda metà del Quattrocento: si tratta di servizi da mensa costituiti da scodelle basse, piatti, tazze e brocche. Numerosi rinvenimenti consistono in pentole per la cottura dei cibi, anfore per la conservazione di vino ed olio e lucerne.
Tra i rinvenimenti numismatici si ricordano le monete di età bizantina, quelle della zecca di Venezia e un tesoretto di 129 gigliati, monete di argento di Roberto d’Angiò (1309 – 1343).

Museo Borgo Terra

Comune: Muro Leccese
Tel: + 39 0836 343824
Indirizzo: Piazza del Popolo
Sito: www.museomuro.it
Email: museoborgoterra@gmail.com
Info: ingresso a pagamento
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00

Il Museo Diocesano di Otranto, all’interno del cinquecentesco Palazzo Lopez, è stato istituito nel 1992 ed ospita opere d’arte provenienti dalla Cattedrale e dalle altre chiese della Diocesi.
Nel lapidarium, al pian terreno, sono esposti un fonte battesimale istoriato con scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento ed epigrafi latine attribuito a Gabriele Riccardi, statue in pietra leccese datate al XVI-XVIII sec., fregi, capitelli ed altri elementi architettonici.
Al primo piano è ubicata la pinacoteca con dipinti di soggetto sacro dei secoli XVI-XVIII sec., e i resti di un mosaico di V sec. d.C. rinvenuto sotto il mosaico di Pantaleone nella Cattedrale durante i lavori di restauro del 1992.
Al secondo piano sono esposti oggetti liturgici, argenti e ritratti di vescovi idruntini.

Museo Diocesano

Comune: Otranto
Indirizzo: piazza Basilica, 3
Email: beniculturaliotranto@virgilio.it
Info: chiuso per restauro

Il Museo della Conchiglia e del Corallo, unico museo malacologico della provincia di Lecce, accoglie un considerevole numero di Bivalvi, Gasteropodi, Cefalopodi, e molte altre classi e specie marine. L’intera collezione, comprendente più di 2000 conchiglie, provenienti da tutto il mondo, dalle forme e dai colori più bizzarri, e dalle dimensioni sorprendenti è ospitata nei locali della Biblioteca Comunale, a pochi metri di distanza dal Castello Aragonese.

Museo della Conchiglia e del Corallo

Comune: Palmariggi
Indirizzo: Piazza Garibaldi
Email:  info@cedrodellibano.it
Sito: www.architetturemare.altervista.org
Info: apertura su prenotazione

Il Museo degli Affreschi Bizantini, inaugurato nel 1975, è ubicato nella Villa Comunale di Poggiardo. La struttura ospita, secondo l’ordine originario, gli affreschi della fine del XII secolo provenienti dalla cripta di Santa Maria degli Angeli, che si trova nel centro del paese vicino alla Chiesa Madre, al di sotto del piano stradale. La necessità di procedere ad un restauro degli affreschi ha determinato la loro rimozione e la sostituzione degli originali con copie realizzate in polistirolo ignifugo. Dopo il restauro, gli affreschi sono stati montati su dei telai e sistemati lungo il perimetro del museo.
Il museo ha una planimetria che richiama la pianta originale della cripta che è quella di una chiesa a tre navate concluse da absidi a profilo curvo.
Il programma iconografico vede nell’abside principale la Vergine con Bambino tra gli arcangeli Michele e Gabriele, da cui il nome della chiesa, e ai lati i santi diaconi Lorenzo e Stefano. Sulla parete destra una serie di santi e Cristo in trono benedicente; su quella settentrionale ancora una teoria di santi, mentre su uno dei quattro pilastri che dividono l’invaso sono campite le immagini della Vergine con Bambino, di San Giorgio e di un altro santo.

Museo degli Affreschi Bizantini

Comune: Poggiardo
Tel: 800 551155
Indirizzo: Villa Comunale, piazza Episcopo
Sito: www.poggiardo.com
Info: ingresso a pagamento

Il Museo Archeologico della Civiltà Messapica ha sede nel Palazzo Baronale di Vaste. L’edificio costruito nel XV sec. ed ampliato nel XVI sec. per volontà del barone Ottavio dei Falconi, ospita una ricca collezione di reperti recuperati nel corso degli scavi archeologici condotti nel sito messapico di Vaste. Il percorso espositivo si articola in ordine cronologico proponendo la descrizione dei luoghi di culto di età arcaica ed ellenistica, ricostruiti nelle prime sale, fino al Medioevo, e dei contesti funerari da cui vengono i ricchi corredi costituiti da crateri, bacili, strigili e le tipiche ‘trozzelle’ a decorazione geometrica o floreale delle sepolture femminili. Tra gli elementi architettonici spicca un capitello decorato a rosette.
Di straordinario valore è il tesoretto monetale di 150 stateri d’argento fior di conio, deposto in un’olpe di bronzo; il tesoretto oltre ad evidenziare la presenza di una elite aristocratica, rappresenta la prova di una situazione di instabilità politico-militare da individuare nel momento della conquista romana; le monete, infatti, per lo più di Taranto, ma anche di Thurii ed Eraclea, battute in un arco di tempo compreso fra il 281 e il 235 a.C., devono essere state occultate dal proprietario proprio in quegli anni, poco prima dell’abbandono dell’abitato.
Un raro strumento ludico di età romana è rappresentato dalle 17 tesserae lusoriae in avorio databili alla seconda metà del II secolo a.C. Ciascuna presenta iscritto su un verso un appellativo in lingua latina – con connotazione positiva o negativa – sull’altro un numero romano. Ai numeri bassi sono associati epiteti ingiuriosi, che diventano più benevoli man mano che aumenta il valore numerale.

Museo Archeologico della Civiltà Messapica

Comune: Poggiardo, frazione Vaste
Tel: 800 551155
Indirizzo: Palazzo Baronale, piazza Dante
Info: ingresso a pagamento
Orari di apertura: ven – sab – dom dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00

Il Museo Civico di Castro ha sede nelle sale di levante del Castello Aragonese di Castro ed è intitolato ad Antonio Lazzari (Castro 1905 – Napoli 1979), tra i fondatori del Gruppo Speleologico Salentino nel 1955.
Nel museo sono esposti i reperti archeologici provenienti dagli scavi effettuati in varie località del centro storico e, in particolare, in località Capanne, dove a ridosso delle fortificazioni messapiche è stato individuato un santuario dedicato ad Atena; dall’area provengono numerosi frammenti ceramici, ossa, pesi da rete globulari, un peso da telaio piramidale, frammenti di un bacino in marmo greco e del panneggio di una statua femminile in pietra leccese, oggetti di ferro come punte di lancia e freccia e una statuetta di bronzo raffigurante la dea Atena che con la mano destra regge una coppa per compiere libagioni e con la sinistra tiene una lancia. Proprio il rinvenimento della statuetta di Atena-Minerva ha confermato l’identificazione di Castro con la Castrum Minervae menzionata da Virgilio nel terzo libro dell’Eneide.

Museo Civico “Prof. Antonio Lazzari”

Comune: Castro
Indirizzo: Via Santa Dorotea
Email:  turismo@comune.castro.le.it
Sito: http://www.comune.castro.le.it/
Info: ingresso a pagamento